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Udine : una città a sviluppo controllato ****Corso di Urbanistica 2 - a.a.1997/98 - Prof. B.Secchi

In una città in cui sembra impossibile imporre i modelli che abbiamo studiato fino ad oggi, perche' presuppongono l'esistenza di un territorio libero, mi chiedo se l'utopia di Rem Koolhaas, "Exodus", possa essere una soluzione. Creare un organismo chiuso entro limiti ben precisi, che goda in un certo senso di vita propria pur facendo parte della città. Intendo per città quell'agglomerato indisciplinato di costruzioni che si sviluppa nel territorio. Ciò che più mi colpisce, in senso negativo, e' la totale mancanza di confini, di forma, di un qualcosa che mi permetta di distinguere un luogo dall'altro. E' come se ci trovassimo in un composto in cui non sono distinguibili le varie parti, ma esse esistono, come esistono le diverse realtà' sociali e culturali che oggi tendono ad essere negate dal "troppo uguale". Spesso si sente parlare del luogo in cui si vive come di un dormitorio, la città e' cresciuta senza preoccuparsi di tenere raggruppate tutte le sue funzioni : la residenza, il lavoro ed il tempo libero. Non credo che esse possano convivere una nell'altra,ma e' utile che siano per lo meno abbastanza vicine da non trasformare la città in un luogo di transito. Il progetto che propongo e' nato da questa riflessione e si e' sviluppato osservando Udine. Mi sono resa conto che essa, pur essendosi espansa con una forma a stella, lungo le principali vie di comunicazione, mantiene una forte divisione in fasce. Questo forse perché e' racchiusa tra due limiti, il sistema autostrada-torrente Cormor ed il fiume Torre. Perciò mio sono chiesta : perché non indirizzare lo sviluppo della città lungo delle direzioni che già avevano prevalso sulle altre, chiudendo lo sviluppo verso Est e verso Ovest con dei limiti forti, invalicabili ? In questo modo verrebbe inoltre preservata anche la campagna, destinata altrimenti a scomparire. Limitandone lo sviluppo Udine sarebbe costretta a riqualificare gli spazi "abbandonati" che si creano con la crescita incontrollata. Mediante la creazione di queste fasce parallele si accosterebbero funzioni diverse, come quelle della residenza e della produzione, senza necessariamente scontrarsi. Un altro punto che vorrei affrontare con questo progetto e' quello del disegno della città. Si tende a progettare l'edificio, l'isolato, ma non la città. Si dice dove dovrebbero stare le funzioni, le si disegna ad un ad una, ma non si compongono tra loro queste diverse forme. Anche se questa dimensione del progetto non e' direttamente percepibile dall'abitante, non vedo il motivo per cui negare una forma alla pianta della città.

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